La cappella dei Savini

A Toiano non è esistita solo l’era De Vecchi. 

Facile ricordare quello che è successo dopo perché ci avviciniamo ai tempi moderni. Più difficile è risalire a prima, all’era dei Savini. Sappiamo che sono loro i venditori nel 1691, infatti Mario Savini, figlio di Pandolfo, vende a Marcantonio, ottenendo forse il permesso di continuare ad abitare lì per ancora qualche tempo. 

Ma sui Savini non sono riuscito a trovare molte notizie, non solo per quello che riguarda Toiano, ma più in generale. Si sa che alcuni di loro hanno occupato cariche pubbliche nella Repubblica di Siena e poco più. Anche la loro permanenza come proprietari a Toiano non ha limiti certi nel tempo. Quello che posso dire è che almeno dalla metà del Seicento scrivono nel loro libro dei conti (questa la fonte delle notizie di cui parlo oggi) note di spese per lavori fatti in quella zona. Quello che si ricava da queste note è che Toiano consisteva in un piccolo borgo di poderi adiacenti tra loro disposti vicino alla casa padronale. Si parla della Piaggia, di Manaportia, del bosco delle Tane, di Fonte al Monte, toponimi che ancora oggi risuonano in quei luoghi. 

Quella che viene definita la casa padronale diviene oggetto di varie migliorie da parte dei Savini. Ma pare di capire che si parli di un edificio molto più piccolo dell’attuale e di stampo decisamente agricolo con stalla, pollaio, forno, granaio e tutta una serie di locali adibiti a quella prevalente attività. 

Quindi di Toiano al tempo dei Savini non rimane quasi nulla, se non questi accenni a lontani conti. 

Il quasi consiste in realtà in una storia interessante di cui resta anche qualche traccia più consistente di pochi righi. È la storia della Cappella, che adesso noi vediamo come scuderia a seguito di una profonda trasformazione attuata dai Mieli, proprietari della villa nella seconda metà dell’Ottocento, ma di cui resta ancora, come dicevo, qualche segno.

I Savini cominciano a ragionare su una cappella da annettere alla villa nel 1671, anno di posa della prima pietra. Sono molto sollecitati su questo progetto da un sacerdote, don Orienti (nome incerto visto che la grafia è spesso storpiata) che viene definito “prete nostro di casa“. La Cappella doveva avere una funzione di raduno per l’intero borgo e così magari nessuno si sarebbe dovuto più spostare verso Ponte allo Spino per le funzioni religiose. In circa due anni è pronta e la prima messa viene celebrata nel novembre 1673 insieme all’Orienti dall’Arcidiacono Petrucci inviato in sua vece dal Cardinale Piccolomini di Siena. La chiesa è dedicata alla SS. Trinità e ne abbiamo una semplice piantina nell’inventario dei De Vecchi.

L’edificio di piccole dimensioni, a pianta rettangolare con la sacrestia posta dietro con un tetto più basso (lunga quasi 10 metri, larga quasi 6, alta circa 7) occupava una porzione minore rispetto all’odierno fabbricato. Il volume odierno infatti risulta dalla giustapposizione di un corpo rettangolare ad angolo retto, che ha occupato molto spazio in più, spazio in cui è compresa la “piazza” d’ingresso alla chiesetta che si apriva sulla strada maestra. Lo stesso spazio era delimitato da una cancellata e poi esistevano due porte minori (non riportate in pianta), una che dava sul piazzale ed un’altra che dal lato opposto andava verso la vigna e permetteva l’accesso ad una stanza sottostante (esistente anche oggi) al piano della chiesa. Il segno a cui mi riferivo e che possiamo rintracciare ancor oggi è il tetto più basso che identificava la sagrestia della cappella e che è rimasto uguale. 

Nella costruzione e progettazione di questa piccola chiesa è coinvolto tutto il gruppo familiare dei Mazzuoli, dal padre Domizio ai vari figli, tutti maestri di scalpello, di disegno ecc. Il più noto di tutti loro sarà Giuseppe che diventerà grande scultore, conosciuto anche a Roma. Il loro ruolo fu esclusivamente di progettazione ma ad un certo punto qualcosa va storto e si crea un curioso inconveniente di cui don Orienti si lamenta, anche perché questo ritarda di molto il lavoro. 

Capita, infatti, che un dislivello tra il cornicione ed il tetto, non ben calcolato, crea un problema che è più estetico che di stabilità, ma che comunque richiede un intervento in corso d’opera per essere risolto, altrimenti “restava la bruttura” – si dice nel diario dei lavori. In quel momento i Mazzuoli sono chiamati diverse volte a constatare ed a dare consigli risolutivi. Una volta che tutto è fatto, la cappella consacrata assolve la sua funzione e ne viene descritto l’arredo, gli argenti e tutti i paramenti del prete. Purtroppo, don Orienti, che tanto l’aveva voluta, muore nel maggio del 1674 e con una nota un po’ macabra chi scrive dice che lì dove il sacerdote aveva celebrato la messa dopo pochi mesi giaceva nella bara. 

Come in ogni chiesa consacrata era presente una reliquia. Questa era appartenente a Santa Savina e nella nota di spesa ne viene diligentemente annotato il prezzo (415 scudi). Il prezzo finale dell’opera (chiavi in mano, si potrebbe dire, intendendo compresi arredi e paramenti) è di 16.481 scudi.

Un’altra curiosità è che la cappella era dotata anche di un piccolo campanile con relativa campana che però per una serie di ragioni era stato situato sul tetto della casa padronale. Di lì infatti si sarebbe dovuto sentirne meglio il richiamo e forse, pur essendo di poco peso, era più sicuro.

Di tutto questo resta poco o niente, solo un segno dei Savini che risiede in quell’edificio oggi con altre funzioni ma in cui loro spesero per dare un servizio religioso al piccolo borgo di Toiano.

Concludo dicendo che i Savini costruirono la cappella demolendo una grande stalla e certo non potevano immaginare che un paio di secoli dopo qualcuno avrebbe fatto dei lavori per tornare quasi alla situazione di prima. 

Si vede che quello spazio a ciò era destinato!