Il prof. Alessandro Angelini, buon amico personale mio e di Toiano tutto, ha chiarito il senso dell’iconografia di uno degli affreschi presenti nel salone grande di Toiano, oggetti di un recente restauro, l’unico su cui c’era ancora qualche incertezza interpretativa.
Secondo una moda del tempo (siamo nel primo decennio del Settecento) i quattro quadri laterali sono ispirati alla vita avventurosa e gloriosa di Alessandro Magno.
In quel tempo era quella l’ iconografia con la quale ogni famiglia intendeva rappresentare e comunicare quali fossero le virtù alle quali si ispirava e che le piaceva far conoscere ai propri ospiti. Oggi si direbbe processo di “comunicazione sociale dei propri valori”. La famiglia De Vecchi e segnatamente Marcantonio che li commissionò al pittore Michele Arcangelo Melani voleva, scegliendo quattro scene della vita di Alessandro Magno, sottolineare quindi quattro virtù, quattro valori a cui lui e l’intera famiglia teneva in modo particolare.
Oggi vi parlerò con maggior diffusione del quadro situato nella parete est del salone e poi proseguirò nei prossimi giorni con una descrizione dettagliata degli altri che rappresentano scene ben note della vita di Alessandro, sperando così di fare cosa gradita a chi non ha potuto vederli dal vivo.
Rimaneva da capire meglio questo quadro, il più piccolo e quello che più di tutti gli altri si è giovato del restauro di Giovanni Salto. Prima era quasi illeggibile e adesso invece si coglie bene la scena. Alessandro sta dormendo nella sua tenda, fuori i soldati, insieme ad un cane, sono di guardia e si scorge la luna tra le nuvole. Alessandro sogna.

Lo si capisce dall’atteggiamento del volto quasi preoccupato e scorge vicino la figura di un sacerdote, forse addirittura del pontefice ebraico. Che sembra levitare nell’aria e vaticinare al sognatore un grande avvenire in cui saranno presenti lo scettro e la corona.
Si tratta – adesso chiarisce Angelini – di un episodio narrato da Giuseppe Flavio, biografo di Alessandro, che racconta che lo stesso, quando a Gerusalemme ebbe a prostrarsi davanti al sacerdote di Gerusalemme (questa scena è rappresentata nel quadro che sta di fronte a quello descritto oggi), compì quel gesto perché aveva visto lo stesso sacerdote in sogno che lo aveva incoraggiato nella sua conquista dell’Asia e che lui gli sarebbe stato da guida.
La scena quindi rappresenta un omaggio alla religione, alla divinità, ma anche a quella profezia che riguardava il proprio destino, in qualche modo.
Tra qualche giorno per un altro quadro del Melani.
