La villa di Toiano porta due nomi: De Vecchi e Chigi. Riguardo alla prima famiglia, che è poi quella che più di altre incide sulla architettura della villa stessa e che ne è stata proprietaria per più tempo, abbiamo già scritto alcune cose. Adesso è venuto il momento di parlare dei Chigi.
Colui che compera dai De Vecchi è Agostino Chigi Albani, V° principe Farnese. Lo fa nel 1802 e rivende la stessa proprietà insieme a molte altre che aveva in Toscana nel 1839, per riuscire a sventare la bancarotta che si profilava vicina.

Agostino nasce a Roma nel 1771 dove la famiglia risiede stabilmente, ma il padre Sigismondo lo invia a studiare a Siena presso il Convitto Tolomei. Nasce con un difetto ai piedi che viene corretto con una difficoltosa operazione perfettamente riuscita. Molto dotato negli studi, si laurea in Fisica, ma nel 1790 è costretto a tornare di fretta a Roma per aiutare il padre in un difficile frangente. Si diceva, infatti, che il padre avesse tentato di avvelenare un Cardinale. Stabilitosi a Roma in modo definitivo comincia l’attività di intellettuale e scrittore. Si sposa con Carlotta Barberini dalla quale avrà 12 figli. Nel suo palazzo si riunisce spesso un cenacolo artistico letterario che vede presenti in alcune occasioni Goethe, Canova ed altri nomi famosi.
La vita di Agostino è una sorta di altalena tra momenti di fulgore ed altri di rovinosa caduta che hanno relazione con i cambiamenti politici che in quel periodo si susseguono in modo un po’ convulso nello stato Pontificio. Ricopre per un periodo la carica di ambasciatore del Granducato di Toscana presso la Santa Sede . Ma quando nel 1798 nasce sulla spinta giacobina la prima repubblica Romana, sorella di quella francese, cerca di schierarsi con loro e così quando solo dopo pochi mesi nel 1799 avviene la restaurazione papalina viene rinchiuso nel convento delle Convertite ed evita per un pelo la pena capitale solo per il fatto che lui ha il ruolo di maresciallo nel conclave che sta per svolgersi e che eleggerà Papa Pio VII.
Forse per far calmare le turbolenze politiche del periodo soggiorna per vari mesi fuori da Roma, rimane a lungo anche a Siena, dove probabilmente organizza l’acquisto di terre e ville. Toiano viene acquisito, infatti, nel 1802.
Con la salita al trono di Pio VII il Chigi gode di un altro periodo di vita brillante, sempre difeso e protetto dal Cardinal Consalvi che lo salvò dalla repressione contro gli ex repubblicani.
Ma quando Napoleone nel 1809 decreta la fine del potere temporale del Papa, e di fatto tiene prigioniero il Papa, Agostino riesce di nuovo a rimanere a galla, collaborando attivamente con il nuovo regime da cui ottiene nomine ed incarichi importanti, tra cui quello di Conte dell’Impero francese.
Infine, quando il Papa restaura la sua autorità a Roma, (siamo nel 1814 e Waterloo è del 1815) si ritira dalla vita pubblica senza subire troppo, ancora protetto dal Cardinal Consalvi. Forse anche per questa lontananza dal potere, però, la famiglia comincia a avere difficoltà economiche e si giunge così al 1839 quando vende tutti i beni che ha in Toscana al ricco commerciante ebreo Abramo Mieli.
Si realizza così il nuovo passaggio di proprietà di Toiano.
Verso la fine della sua vita eredita dal nonno materno Filippo Albani i beni di lui ed anche il suo cognome. Muore nel 1855 ed è seppellito a Roma a Santa Maria del Popolo.
Al di là di queste notizie facilmente reperibili, riporto in queste note alcune interessanti voci che non sono però riuscito a verificare.
La più intrigante è quella che racconta che Abramo Mieli svolgesse anche una funzione di amministratore del patrimonio Chigi. Così quando Il Chigi si trova in difficoltà ed il Mieli progetta di emigrare da Roma, dove una legislazione punitiva impediva agli ebrei di acquisire proprietà immobiliari, si viene a saldare una convenienza reciproca tra Agostino Chigi che deve vendere in fretta e il Mieli che ha molta liquidità e che progetta di andare a vivere in Toscana, dove la legislazione del Granducato è per gli ebrei più favorevole. L’affare è fatto ed è un contratto che lo salva dalla bancarotta.
Riguardo a Toiano credo che i segni del passaggio Chigi siano quasi inesistenti, forse consistono solo in uno stemma che la famiglia fa apporre nell’angolo della villa. Scommetterei che Agostino non abbia mai soggiornato a Toiano, forse l’avrà visitato, ma non è detto, solo prima di acquistarlo.

Un altro particolare che va in tal senso proviene da una illustrazione del Romagnoli che, come si sa, ha raffigurato con la sua penna vari scorci di Siena e dintorni.
Bene, nel bozzetto che fa di Toiano (siamo nel primo decennio del 1800, dove tra l’altro si nota la cappella di cui ho già parlato), la villa viene definita: villa de’ Sig.ri Fondi e di sua Eccellenza Agostino Chigi. I Fondi, famiglia che aveva delle proprietà nelle vicinanze, non risultano essere mai stati proprietari della villa e si può pensare che l’abbiano avuta in affitto dal Chigi.

Insomma, Agostino Chigi, forse, Toiano non l’ha mai neppure visto!
