IL CLAN DEI MIELI

Quando nel 1839 si conclude la vendita di Toiano da parte del Principe Agostino Chigi Albani chi compra non è tanto un individuo ma piuttosto un vero e proprio clan, quello dei Mieli.

In quel momento i due capostipiti di tale grande famiglia sono i fratelli Israele e Abramo, probabilmente quelli che hanno accumulato la grande ricchezza che permetterà loro di trasferirsi in Toscana, acquistando diverse proprietà tra cui anche Toiano. 

l’albero MIELI, con particolare rilievo ai proprietari di Toiano

Nello Stato Pontificio, scosso nel periodo a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, dai continui sommovimenti derivanti dalla Rivoluzione francese prima e dal periodo Napoleonico poi, la restaurazione papalina rialza la testa e si accanisce con tenacia contro gli ebrei. I quali non possono svolgere se non attività prestabilite, devono vivere nel ghetto, non possono acquistare beni immobili, devono sottoporsi a periodici corsi di conversione al cattolicesimo. Forse sarebbe stato più opportuno usare il condizionale perché evidentemente i Mieli sono comunque riusciti ad accumulare una grande ricchezza e, essendo a conoscenza che il Granducato di Toscana ha una legislazione molto più liberale verso di loro, progettano di trasferirsi. È così che nella zona di Sovicille e Rosia comprano tutte le proprietà Chigi: la villa delle Volte, Toiano, Valli, la fattoria delle Reniere ed invece in Val d’Orcia, fin dal 1837, acquistano la splendida tenuta di Castelluccio ed infine stabiliscono la loro residenza senese in via delle Logge, anche se nel censimento del Granducato del 1841 non risultano ancora residenti in Toscana.

La proprietà di Toiano viene intestata per il 50% a Tranquillo, figlio di Isdraele, e ad Angelo e Isdraele, figli di Abramo, ognuno per il 25%. Il senso del clan è trasmesso intanto dall’utilizzo frequente sempre degli stessi nomi. Per esempio, Isdraele, Abramo ed Angelo sono nomi che si ritrovano quasi in ogni generazione e questa abitudine rende a volte difficile distinguerli tra loro. Inoltre, avvengono di frequente matrimoni interni al clan stesso. Per esempio, Tranquillo sposa una cugina “buona” Allegra, che è la sorella di Angelo e Isdraele. Nel corso degli anni comunque le varie proprietà vengono suddivise meglio all’interno del gruppo familiare clan dando maggiore stabilità. Ed allora succede che il ramo discendente da Abramo si allontana un po’ da Siena e dintorni, il figlio Angelo, che ha già da tempo ceduto (lo stesso fa il fratello Isdraele) la sua parte di Toiano, si imparenta con una Rosselli. La coppia avrà una femmina, Virginia, che sarà la moglie di Ernesto Nathan, sindaco ebreo di Roma dal 1907 al 1913.

Il ramo discendente da Tranquillo (Angelo, Abramo, Leone e Adele) invece si stabilisce a Siena dove lo stesso Tranquillo muore e viene sepolto e dove si intrecciano storie drammatiche e storie invece gloriose. Tra le prime quella di Adele, la figlia di Tranquillo che muore al San Niccolò dopo che l’hanno convinta a diventare cattolica e dopo che su questa vicenda si è innescata un lungo e drammatico conflitto legale che la famiglia intenta a chi l’ha, secondo loro proditoriamente, battezzata. Il tema della conversione era in quel periodo molto sentito e spesso reso angoscioso dal senso di tradimento che vi era insito. Vedremo tra poche righe che oltre alla sfortunata Adele anche un’altra ragazza farà questa difficile scelta.

Ben diverso il destino di Leone, fratello di Adele che diventa professore di geologia. Gli studi del terreno lo portano a scavare nella zona di Castelluccio, che ha nel frattempo ereditato, e così a scoprire reperti etruschi importanti. Leone si appassiona alla archeologia ed i suoi studi e reperti sono la base del museo archeologico di Chiusi tutt’ora visitabile. Il suo sepolcro si trova, tra l’altro, al cimitero del Ponte allo Spino come testimonianza del suo attaccamento a questo territorio.

La lapide (purtroppo non meglio leggibile) ricorda tutto il cursus honorum di Leone

Invece Toiano entra nell’orbita di Abramo, altro figlio di Tranquillo, che alla sua morte, avvenuta nel 1885, lo lascia come eredità alla figlia Ortensia.

La vicenda di Ortensia è segnata dalla conversione al cattolicesimo e dal matrimonio con Giuseppe Fierli di origine fiorentina, ma che gravita nell’area di Cortona. Difficile sapere le motivazioni della conversione, qualcuno suggerisce che alcuni matrimoni “misti” avevano questo presupposto essenziale per andare in porto, forse anche quello di Ortensia? Comunque sia, una volta diventata “gentile” Ortensia si aggiudica il primato della longevità di proprietà della villa, di cui sarà proprietaria per ben 45 anni, fino cioè alla sua morte che avviene nel 1930. Le vicende dell’eredità sono caratterizzate dal fatto che il testamento olografo del padre Abramo viene ritrovato solo dopo qualche anno dalla sua morte ed obbliga ad una rettifica della successione già avvenuta. Abramo infatti vuole che Toiano passi direttamente ai figli di Ortensia, cioè ai suoi nipoti, forse, ma questa è solo una mia congettura, non avendo mai perdonato Ortensia di essersi convertita. 

Questa volontà, in realtà, non viene mai del tutto ottemperata perché Ortensia si terrà sempre la maggioranza delle quote di proprietà, facendo tra l’altro entrare in quest’ultima anche il marito Giuseppe.

Nella sua vita Ortensia deve aver trascorso diverso tempo a Toiano, anche se forse non è mai stata la sua residenza, che era a Cortona. La citazione nella tomba del cane Argo presente in un angolo del parco dovrebbe riguardare lei, che all’epoca aveva poco più di 10 anni (…la padroncina…) e che con quel cane si deve esser fatta compagnia nel giardino di Toiano.  

Nata all’incirca nel 1860, Ortensia avrà cinque figli: Guido, Alfredo, Caterina e per finire una coppia di gemelli: Maria Margherita e Rodolfo. I primi due maschi muoiono entrambi in tenera età. A lei sopravvivono il marito Giuseppe, solo per tre anni, ed i figli Caterina, Margherita e Rodolfo. 

Sono loro che si contendono a quel punto la proprietà di Toiano che va alla coppia dei gemelli, mentre Caterina, probabilmente ereditando altri beni, viene esclusa dalla proprietà della villa. 

I due fratelli sono gli unici che nella storia della villa ne dividono a metà la proprietà, identificando anche dal punto di vista catastale le rispettive aree di competenza. 

Ma il tentativo dura poco, finché M. Margherita ricompra la parte del fratello Rodolfo e riunisce in sé e nel marito Pancrazzi l’intera villa.

Un tentativo anche quello che dura poco e così nel 1940 con la vendita ad una società Civile Anonima Agricola di Firenze per la villa si conclude l’era Mieli Fierli. I Mieli lasciano, dal punto di vista architettonico, diversi segni del loro passaggio nella villa, ma di questo aspetto parlerò in un prossimo pezzo.

Chiunque fosse il titolare, la Società “regge” solo due anni e nel 1942 Toiano viene acquistato dalla moglie americana del prof. Bastianelli, senatore del Regno.

Ma ormai siamo quasi ai giorni nostri.