Marcantonio De Vecchi: personaggio minore?

“Con Grazia di Dio questo dì 22 del mese di novembre dell’anno 1634 in martedì a ore 14, Dorotea, mia dilettissima consorte, ha partorito un figlio Mastio quale fu battezzato il medesimo giorno e l’ha tenuto al sacro fonte il Molto Reverendissimo Padre Antonio Poli e gli è stato posto il nome Marcantonio quale vivendo piaccia al Sig. Dio concederti che cammini colla sua massima grazia”.

Con questa nota (che ho reso più leggibile rispetto all’originale) vergata di sua mano su un prezioso libriccino Cristoforo De Vecchi annuncia la nascita di suo figlio Marcantonio.

Il piccolo, prezioso diario (intitolato Memorie della Nob. Famiglia De Vecchi dall’anno 1620) riporta, per diverse generazioni, le note che ogni capofamiglia appuntava sulla nascita di un nuovo figlio e poi nel tempo continua (se lui non poteva qualcun’altro se ne incaricava) a riportare i fatti salienti della vita e poi della morte di quel nuovo nato. 

Cristoforo ha scritto molto su quel diario, infatti, Marcantonio è l’ottavo figlio della grande famiglia creata insieme a sua moglie Dorotea Gori Pannilini. E scriverà ancora due volte (10 figli). 

Cristoforo De Vecchi Padre di Marcantonio
Il padre di Marcantonio, Cristoforo De Vecchi

In quel periodo pare che la massima aspirazione familiare fosse di fare carriera ecclesiastica. 

Così faranno i prime tre figli, FortunatoFabio e Pietro. Poi ci sono Silvio e Alessandro che invece fanno strada come dottori in Legge. Il figlio che garantirà la continuità della famiglia arriva per ultimo, due anni dopo Marcantonio. Giulio infatti nasce nel 1636 e pur morendo a soli 40 anni farà in tempo a generare 4 figli. Ho ricordato solo sette figli, mancano infatti le tre figlie femmine, la prima, Portia, nasce e muore, poi c’è Lucretia, nata un anno prima di Marcantonio che andrà sposa ad un Bargagli e l’ultima sarà Vittoria, che si farà monaca. 

Voglio adesso però parlare con più dettaglio di Marcantonio alla cui memoria sono particolarmente attento. Perché? Semplice, è stato colui che ha prima acquistato Toiano e poi, con imponenti lavori, lo ha ristrutturato dandogli la foggia attuale o quasi. 

Sono opere gigantesche, durate quasi un decennio, ma che andando all’osso consistono in due realizzazioni principaliNel contratto di acquisto si parla oltre che degli immobili anche di “orto serrato da muro” riferendosi alla superficie dell’attuale parco della villa. Marcantonio individua subito il problema della siccità e così, per prima cosa, costruisce la vasca di raccolta dell’acqua piovana che anche oggi vediamo all’interno del parco. D’altra parte, come scrive lui stesso nel diario dei lavori – “l’orto senz’acqua è cadavere”. Poi si dedica alla villa, che prima era composta da un insieme di case e casette di stampo prettamente agricolo e le dà l’assetto attuale. Ma di questi lavori parlerò in altra occasione, perché è difficile liquidarli in pochi righi. Marcantonio, poi, finiti i lavori più grossi, si incarica anche di abbellire la villa ingaggiando il pittore Melani per affrescare la nuova sala, il doratore e pittore Zoccoli per fare gli stucchi ed altri bravi artigiani per dare alla nuova costruzione un tono adeguato alle esigenze di un De Vecchi. In ognuna di queste operazioni rimane sempre devoto alla memoria del fratello Fra’ Fortunato che è già morto da oltre vent’anni (Fortunato muore nel 1682). Tutta la villa gronda di questa devozione: la vasca è dotata di una lapide che lo ricorda e l’ingresso portava un dipinto (purtroppo andato perso) realizzato dallo Zoccoli in cui alcune importanti famiglie senesi piegavano le loro insegne, in segno di grande rispetto, davanti a Frà Fortunato in occasione della sua nomina a Priore dei Gerosolomitani. Marcantonio nel suo diario dei lavori ad un certo punto, descrivendo questo dipinto, incorre in una sorta di lapsus dicendo: “quando tutti si inginocchiano davanti a me Fortunato”, quasi che l’identificazione con il fratello sia stata così forte da fargli da portavoce. Del resto, questo si lega alla problematica dell’acquisto di Toiano fatta probabilmente con i soldi ereditati da Fortunato. Ma anche di questo vi faccio grazia e semmai ne parlerò in una prossima occasione. 

Frà Fortunato De Vecchi

Voglio invece concludere riportando alcune mie impressioni, appoggiate su documenti che ho potuto studiare ma che naturalmente non hanno pretesa di oggettività. La mia sensazione è che Marcantonio non fosse molto considerato in famiglia. Viene dopo fratelli che hanno fatto strada, a volte molta, nella religione, più di tutti Fortunato, il primo, nato 13 anni prima di lui, che diventa Ammiraglio della flotta Pontificia ma anche gli altri si sono distinti, Fabio è diventato Vescovo di Montalcino, Pietro priore degli Olivetani. Senza scordarci che lo zio Carlo era stato addirittura Vescovo di Atene.

Anche lui prova ad addottorarsi in Teologia ma viene respinto e così ripiega sulla Legge. Si sposa con la vedova Voluminia Alberighi Billò, ma non hanno figli. Nella attenta politica di matrimoni, molto interessata in realtà ai patrimoni, tenuta dai De Vecchi per diverso tempo, questo è una sorta di passo falso che non porta alla famiglia nessun vantaggio. Questa scarsa considerazione la si comprova anche nel libriccino citato all’inizio in cui, tanto per dire, a Fortunato sono dedicate almeno una decina di pagine fitte di onori e risultati mentre per lui basta appena una paginetta scarsa (in calce riporto le poche righe dedicate a Marcantonio). Inoltre, altro indizio, nella sala dei ritratti di Poggio ai Pini, il ritratto di Marcantonio non c’è, quello dello zio Carlo, di Fortunato, di Fabio naturalmente sì.

Però la sua longevità gli permette di prendersi una grossa rivincita su tutti. Rimane infatti l’ultimo dei fratelli e così finisce per gestire tutta la complicata vicenda ereditaria in piena libertà, naturalmente con i vincoli che la legislazione di quel tempo gli metteva. Lui aveva inoltre accresciuto il patrimonio comperando la tenuta di Toiano e gestendo per qualche anno i lavori di ristrutturazione di cui parlavo prima, ritenuti necessari per alzare il livello degli immobili che aveva acquisito. 

A me pare che la lunga vita di Marcantonio sia all’insegna di una lenta rivincita sulla scarsa considerazione avuta in gioventù. Una risalita che gli permette di diventare, per la sua generazione ma anche per le successive, uno dei principali edificatori del patrimonio immobiliare De Vecchi, visto che si deve a lui anche la sistemazione dell’altra villa di Poggio ai Pini. 

Insomma, forse era considerato un personaggio minore, ma – si potrebbe dire – avercene in famiglia di “minori” come lui!

La vita di Marcantonio raccontata in poche righe

  • 1654 fece disputa di Teologia, ma non si addottorò
  • 1660 fece disputa di Legge e fu dottorato dal dr. Borghesi
  • 1660 conseguì Cattedra d’Istituto in questo studio di Siena
  • 1667 fu dichiarato dal Granduca di Toscana Depositario dell’Opera della Santissima Madonna di Provenzano.
  • Il sopradetto Antonio morì in domenica alle una e mezza di notte il 17 febbraio dell’anno 1715

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